lunedì 21 novembre 2011

ANTIPODI


misuro il mio amore.
misuro il mio dolore.
misuro la distanza
fra il mio e il tuo cuore

passi interiori ci separano
dimentichi di felicità roteanti
folli cicloniche
abbaglianti eteree.
Eternamente passate.

Voglio scordarle.
Congelarle.
Sublimarle.
Distillarle e chiuderle
in un piccolo panciuto
flacone blu
(con contagocce)
che prenderà polvere in un angolo di soffitta
a due passi dal cielo
e custodirà con costanza
e premura
la sua incompresa preziosità.
La abbraccierà e cullerà
nel freddo
nell'ombra
nella luce
nel silenzio
facendola sentire preziosa
come quando dal nostro cuore
nacque.

Voglio piangere.
A lungo.
Rumorosamente.
Scandire il tempo
ritmare il silenzio
coi miei singhiozzi.
Far piovere dolore
fino a svuotarmene.
Per poi avere gli occhi piu' belli di tutte.

Bellezza guadagnata col cuore.

Chissà dove sei.
In che misterioso luogo tu sia migrato.
Che tu oramai esista solo nel mio cuore?

Fiera eretta
vado avanti.
Petto in fuori e spalle ritte.
Fiato gelido come aria di montagna
mai respirata prima.
Pura e tagliente.
Passo dopo passo,
fino in fondo alla conosciuta strada.
Mi fermo impercettibilmente.
E fatico a compierlo, quel passo.
Fatico dentro di me.
Mentre la mia gamba roboticamente
lo fa.
Fingo di non vederlo,
quel cartello.
Punto d'incontro dei nostri cammini.
Oramai opposti.

Arrivederci Amore Ciao,
la vita continua.
Agli ANTIPODI.

(le nubi stanno su di me.)
Ma io mi sposterò.

i gatti fanno sempre pipì nel posto giusto.





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